Carte d'arte on-line (www.cartedarte.it) - 040101

 

Un guazzabuglio, ma non è la Resistenza.

 

Sebastian E. Matta, l'artista di origine cilena scomparso di recente, aveva deciso di vivere in Europa fin dal 1933: ebbe una predilezione per l’Italia e una relazione speciale, non solo mercantile - con la scomparsa galleria San Luca - con Bologna: ma la sua grande opera su carta carta “Morire per amore” fu fatta in occasione della scomparsa del Che Guevara ed è diventata inopinatamente la prima parte del titolo di una mostra d’arte che recita nella seconda, dopo la virgola, Arte e Resistenza a Bologna: è in corso nell’ex Chiesa di San Mattia, nel centro della città, fino al 28 febbraio. Ed è, per febbraio, nella stessa sede programmata una raffica di manifestazioni, conferenze, incontri di musica di arte e di storia: forse gli organizzatori hanno sentito il bisogno di qualche supporto di marketing culturale. All'opera di Matta sono accostati in un progetto senza capo nè coda, accomunati solo dall’arco temporale che li racchiude, lavori vari degli anni Cinquanta e Sessanta, di artisti diversi e di soggetti disparati, solo in piccola parte attinenti alla Resistenza ed in parte ancor minore a Bologna. Si va dai bozzetti per monumenti (Rossi, Mazzacurati, Coccia) a un omaggio a un grande segretario sindacale come Di Vittorio, di Renato Guttuso; ci sono un Impiccato di Ernesto Treccani insieme a disegni di prigionia del concittadino architetto Leona Pancaldi; opere su comizi e cortei sessantottini o giù di lì (Angeli), fino ad una natura morta costretta a mutar titolo per farla rientrare in (quale ?) tema, di Sergio Romiti, che “nella lotta” - come dice il nuovo titolo - è stato per tutta la vita, ma soltanto con se stesso. Ci sono anche Borgonzoni e Sughi, Pizzinato e Romagnoni, Brindisi e Xavier Bueno: in somma proprio un bel guazzabuglio, in questo caso alla bolognese, anche se il sindaco in carica non sembra colpe; per di più con un allestimento affastellato, che rende poco agevoli sia il percorso che la lettura. Forse i tanti curatori-prestatori-allestitori hanno pensato di annunciare così l’arrivo del nuovo Museo della Resistenza, che troverà casa nei locali attigui dell’ex convento. Speriamo che sia contraddetto il proverbio e il buon giorno non si veda dal mattino: i valori della Resistenza, come più in generale i valori della memoria, sono un patrimonio importante da non confondere, da non impastare, da non gettare alle ortiche, sono il futuro stesso della nostra comunità. 

Una buona notizia proprio in corso d’opera: sono stati ritrovati - perduti, non si sapeva dove fossero finiti - i due bozzetti in gesso che Luciano Minguzzi eseguì per le due sculture (il Partigiano e la Partigiana) che oggi sono intorno al cassero di porta Lame, monumento a ricordo di quella battaglia del novembre 1944. Anche a proposito di Minguzzi però si dice una bugia, perchè non fu mai allievo di Morandi: non frequentò mai i corsi di tecniche dell'incisione fra gli "scolari" di Morandi, e quando tentò di metter la testa sulla porta dell'aula il maestro, che bisogna riconoscerlo aveva il suo caratterino, si sentì apostrofare... "vada fuori lei che non c'entra...". Dunque i due bozzetti dal 19 gennaio sono stati inseriti nella mostra. A proposito della quale, sarebbe stato bene ricordare e considerare quella allestita nel 1965 al Museo Civico, Arte e Resistenza in Europa: senza confronto, ma allora c’erano, con l’assessore alla cultura Zangheri, tra gli altri, i Gnudi, i Cassou, i Ragghianti: tutta un’altra musica!

 

FdO