Carte d'arte on-line (www.cartedarte.it) - 041203

 

Questa antologia delle incisioni

 

E’ difficile pensare che il mondo di Carol Rama non sia un universo monotematico. Ma questa sua personalissima chiave di lettura dell’arte, parte inscindibile della vita, non discrimina, al contrario rafforza il suo modo di raffrontarsi e confrontarsi con tutto ciò che attraversa, anche interiormente, il suo mondo di artista. E’ grazie al sesso infatti che C. R. può avere una visione disincantata di quanto affronta, un sesso giocoso, mediato, proposto e non imposto.

Lo riscontriamo anche in questa scelta di incisioni che racchiude un percorso di quasi sessant’anni. Se di diversi contenuti sono i suoi esordi - con “Le Parche”, degli anni 1944/47, notiamo un’allusione ad un tardo espressionismo, mentre con “Le palette” assistiamo al desiderio di uscire da qualsiasi schema tematico facilmente identificabile, l’opera è del 1951, per entrare in un campo, pur minimalista, ma libero da ogni restrizione -, saranno, poi, l’esperienza di vita, la sua continua evoluzione espressiva, l’adesione a diversi movimenti artistici e l’influenza derivante dalla conoscenza di importanti figure della cultura e dell’arte, a riversarsi nella produzione successiva. Vediamo infatti il richiamo, sotto forma di rivisitazione, di ricordi lontani in “Le malelingue”, oppure il ritorno al recupero e al riutilizzo di svariati materiali, come la gomma dei copertoni, in “La corona di Keaton”.

Anche l’uso di vecchi soggetti fotoincisi per sfondo, su cui creare figure esagerate o dissacratorie, vedi ad esempio “Toro” o “Piede”, trova il corrispettivo in altre tecniche, acquarello od olio, dell’artista stessa. I temi di alcune opere, poi, sono ricorrenti con gli stessi titoli in tempi diversi, quasi l’autrice ne ritenesse la validità come una realtà in continua evoluzione da riproporre, da rielaborare. Ce lo conferma la “serie” di “Mucca pazza” o di “Cadeau”, incisioni la cui realizzazione ha richiesto varie tecniche e dove è possibile leggere accenni a tanti artisti, da Schiele a Calder. Da sottolineare l’intervento all’acquarello, in buona parte delle incisioni in mostra, a significare la volontà dell’artista di diversificare il suo operato in mille piccole sfaccettature che però, inevitabilmente, si richiamano l’un l’altra. Infine nelle cartelle “Cadeau” e “Sanguineti-Carol Rama”, la grande affinità tra gli autori viene rappresentata da un gioco scambievole di voci e visioni, gioco che non è mai mutato col trascorrere del tempo di entrambi. E’ una vita quella che ci scorre davanti agli occhi ed è quindi impossibile sintetizzarla in un commento; possiamo al massimo soffermarci davanti a “Dorina” e vedere nel suo sguardo e nella sua verde corona, la voglia di capire e di vivere che accompagna da sempre Carol Rama.Corpo dell'articolo

 

Maurizio Marozzi