Carte d'arte on-line (www.cartedarte.it) - 040102

 

Forma e colore, il programma di una vita

 

Piero Dorazio, un artista europeista

 

La Pinacoteca Casa Rusca di Locarno dedica fino al 30 maggio 2004 una importante ed esauriente retrospettiva a Piero Dorazio, di cui recentemente è uscito per i tipi di Skira Editore il volume monografico di Annette Papenberg-Weber “Piero Dorazio La formazione artistica”: si tratta di due occasioni in qualche modo complementari, da non perdere. La mostra è allestita in modo inappuntabile, le già accoglienti sale della Casa Rusca ricevono la nuova e diversa luce dei colori delle opere esposte. Ci sono anche opere di dimensioni medie e grandi, in questo caso un solo quadro al centro della parete più lunga lascia il massimo agio alla visione. La Sinopia del seminterrato completa la rassegna e vi sono esposte le incisioni all’acquatinta eseguite presso l’Atelier Lafranca, che in passato era situato nel centro della città di Locarno, lungo gli anni ‘70/80: tirate su quei torchi usando per di più fogli di carta fabbricata appositamente a mano in un vecchio mulino lungo un torrente della Valle Maggia poco più in alto. La Pinacoteca Casa Rusca pubblica per l’occasione un agile quaderno nel quale sono ricordati i rapporti fra Dorazio, Locarno e locarnesi d’adozione come Hans Arp o Hans Richter; vi è inoltre ospitato un testo del prof. Semir Zeki, condirettore del dipartimento di Neurobiologia cognitiva dell’Università di Londra, dal titolo “Colore e cervello”, anticipazione di un convegno internazionale sullo stesso tema che si terrà a Locarno intorno al 15 maggio prossimo.

 

 

 

Onde lunghe, 1985/2001

(www.stamparte.com)

 

 

Dorazio è stato intorno al 1947 uno degli animatori del movimento Forma 1, con Carla Accardi, Attardi, Consagra, Guerrini, Perilli, Sanfilippo e Turcato. Era parte di un gruppo uscito da “Arte Sociale”, dove c’erano tra altri anche Carlo Aymonino e Renzo Vespignani.  Tutti erano già  - come si dice - politicamente impegnati, alcuni iscritti, chi al Partito socialista, chi a quello comunista ed avevano già frequentato anche lo studio-cenacolo di Renato Guttuso, un trascinatore in pittura come in politica. Siamo nei primi anni del dopoguerra: Dorazio ha meno di vent’anni e, nel difendere il primato di forma e colore, tiene testa fieramente non solo a Guttuso, ma anche ad un personaggio del calibro di Togliatti, che è in quel periodo un leader politico europeo ma è già stato un autorevole ministro. Nell’ottobredel 1948 in occasione di una mostra a Bologna, nella sede dell’Alleanza della Cultura, esce un articolo siglato “r.”, l’iniziale di Roderigo di Castiglia, pseudonimo per interventi in ambito culturale dello stesso Togliatti.  Il quale, sembra oggi incredibile, ma si esprimeva così a proposito di una mostra a Bologna dell’ottobre ’48: “... Come si fa a chiamare “arte”, e persino “arte nuova” questa roba, e come mai hanno potuto trovarsi a Bologna, che pure è città di così spiccate tradizioni culturali e artistiche, tante brave persone disposte ad avallare con la loro autorità, davanti al pubblico, questa esposizione di orrori e di scemenze come un avvenimento artistico ?...”. C’è voluto molto tempo, ma certe amenità sono state poi spazzate via.

Dorazio non ha mai deflettuto dalla sua linea.  Nel 1955 una sua mostra alla galleria delle Carrozze di Roma dal titolo significativo “Colore come struttura” riceve il consenso di Lionelo Venturi.  A Berlino in occasione di una sua mostra da Springer è Will Grohmann a fargli i complimenti e a presentare due anni dopo una sua personale a Düsseldorf.

Nel 1959, data significativa fuori da ogni sospetto, ad un suo lavoro policromo, uno dei reticoli che oggi sono considerati la cifra classica di quel periodo, dà il titolo “Europa Europa !” . 

Fra i suoi amici c’è sempre stato Angiolo Bandinelli: nel 1983 esegue  alcune acquatinte per illustrarne una poesia. Ma frequenta anche Altiero Spinelli, uno dei veri padri nobili dell’europeismo: nel ’91 partecipa all’illustrazione con sue opere grafiche di due cartelle dai titoli inequivocabili Europa Unita-Italia e Europa Unita-Germania: fra i testi spicca proprio uno con la firma di Spinelli.

Dice Dorazio: “Ho sempre sostenuto quei valori che devono essere il fondamento della responsabilità individuale e della solidarietà sociale che ritengo indispensabili per lo sviluppo di una vera democrazia moderna e che sono espressi chiaramente nelle immagini e nei simboli che vediamo nelle forme dell’arte d’oggi. A 67 anni insisto nel praticare un’arte che vuole costruire dei valori linguistici ed estetici nell’ambito della tradizione europea dell’astratismo, con una funzione individuale ma anche sociale.”. 

 

Arrigo Quattrini