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La scomparsa di Tadini a Milano

Cittadino intellettuale eclettico

 

E' molto difficile per chi l'ha conosciuto parlare al passato di Emilio Tadini, che pure si è spento a Milano il 24 settembre scorso: per la forza della sua verve, si può affermare che  egli vedesse, o comunque volesse considerare, il bicchiere sempre mezzo pieno.  Beninteso senza enfasi nè esibizione, e sempre con rispetto verso tutto e tutti. Era così per dono di natura, ed era in continuità un fine affabulatore, un critico dell'arte ma anche del costume, un tessitore di fili anche lontani, che conosceva bene il valore della memoria.  

La sua lucida ironia gli consentiva di pensare sempre in positivo, di infondere coraggio anche nella critica: pittore e scrittore, ma anche recensore attento del teatro come della televisione, aveva debuttato come poeta, era diventato un intellettuale a tutto tondo molto stimato, sui giornali, nei salotti, alla tv.

Vedere e ascoltare era per lui essenziale al suo fare: a Milano lo si poteva vedere spostarsi, in bicicletta fin quando ha potuto, da una mostra a un incontro, da un concerto a una conferenza, con un atteggiamento direi etico, prima di tutto da cittadino partecipe: questo era il suo tratto di uomo, prima ancora che di scrittore, pittore, giornalista e via elencando...

Ed era così, metropolitano nella sua Milano come a Parigi, dove stava spesso; teneva pallino senza tenere banco, attento alla sostanza più che all'evento, da ossevatore a tutto campo, di varia e sempre vigile umanità...  Una volta lungo il percorso a piedi verso l'inaugurazione di una sua mostra, si piegò ad allungare un biglietto di banca nel cappello di un disegnatore di strada, dicendo " un pittore che ha una mostra in galleria deve dare qualcosa a un collega sfortunato..."

Emilio Tadini era così, nella sua pittura, dove rappresentava l'insicurezza della realtà attuale nell'irregolarità dei suoi parallelepipedi sbilenchi, nella scrittura dei suoi romanzi, dove mischiava comico e tragico in misura equilibrata, come un attore capace eppure schivo.

E' finito dopo una malattia che alla fine l'ha debilitato, ma non domato: ancora il mese precedente lavorava alle bozze del suo ultimo lavoro che uscirà tra breve, Eccetera: appunto, addio Emilio, la corsa continua.      

 

(a.q.)