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Il Mart conclude a Rovereto l'«anno Mirò»

 

Non che sia una ricorrenza particolare in rapporto ai dati anagrafici dell’artista catalano, ma l’anno 2004  si può considerare un “anno Mirò” per le grandi ed importanti mostre che in Europa gli sono state dedicate.

Ha cominciato a Parigi il Centre Pompidou, che da marzo a giugno ha allestito nelle sue sale la mostra dei lavori meno noti e soprattutto meno popolari, datati dal 1917 al 1934 con il titolo “La nascita del mondo”.  Joan Mirò era nato in effetti a Barcellona nel 1893 e dunque questa mostra ha studiato ed indagato i prima quarant’anni del maestro: anni importantissimi, che seguono il quinquennio 1912-17, nel quale il giovane Joan, dopo la decisione su quella che sarà la sua vita, ha delineato la sua poetica e messo a punto gli elementi costitutivi del suo lungo percorso pittorico:

“Quando dipingo, accarezzo ciò che faccio...”. 

Dopo aver incontrato a Barcellona alcuni artisti che hanno lasciato la Francia a causa della guerra,

negli anni venti nella Parigi delle avanguardie artistiche e culturali incontra praticamente tutti e tra gli altri quello che diventerà uno dei grandi scultori del XX secolo, l’americano Alexander Calder. La seconda mostra di Mirò quest’anno è stata allestita da maggio a settembre nelle sale della Fondazione Beyeler a Basilea ed è stata incentrata sul duetto Calder – Mirò, sulle molteplici relazioni della loro lunga amicizia, sulla collaborazione per il lavoro da entrambi fatto nel 1947 in un grande albergo di Cincinnati:  le opere, un grande murale di Mirò e una straordinaria scultura di Calder sono state spostate per la prima volta per l’occasione.

Da questa citazione di scultura ci viene facile il passaggio alla mostra Mirò in corso al Mart di Rovereto nella recente e molto ammirata costruzione di Mario Botta, fino al  28 novembre prossimo.

Si tratta di una mostra coprodotta con il Museo di San Pietroburgo, dove ha avuto la sua prima tappa da maggio ad agosto, e tutte le sculture provengono dalla Fondazione Maeght di Saint Paul de Vence: la sede di questa Fondazione è in un edificio, progettato dall’architetto, amico dell’artista, Josep Lluis Sert, autore anche della grande casa Mirò di Palma di Maiorca; a Saint Paul l’edificio ha un parco dedicato soprattutto a Mirò, è un parco museo da lui concepito, con sculture espressamente eseguite e tutto l’insieme esterno-interno, benchè ospiti anche sculture di altri grandi artisti coevi, da Giacometti a Calder, risente di quella speciale “atmosfera Mirò”, che si respira anche nelle sale di questa mostra.

Mirò è stato un artista assolutamente versatile e geniale, praticando con riconosciuti successi di vertice ogni tecnica, dalla xilografia all’acquaforte alla ceramica; ha disegnato con ogni strumento potesse segnare una superficie e usato ogni tipo di carta, ma anche ogni altro possibile supporto, come una pietra levigata; in scultura ha fatto di tutto, ma soprattutto si è divertito come un bambino con ogni cosa oggetto elemento che gli è capitato sotto mano o che ha cercato intorno a sé o ha piegato al suo disegno: per poi colorarlo, assemblarlo, sovrapporlo, comporlo. Ne è sempre venuto fuori un circo di forme e di colori, un insieme che da complesso è ritornato semplice, una forma senza forme: “forme al tempo stesso mobili e immobili”. Disse un giorno “quel che io cerco è un movimento immobile, qualcosa che equivalga a quel che chiamiamo l’eloquenza del silenzio...”

e Mirò è riuscito nel suo intento: basta vedere questa mostra per crederlo.

 

A. Q.