Carte d'arte on-line (www.cartedarte.it) - 060101

 

Dal catalogo generale delle incisioni di Ben Nicholson, edito da Lafranca e ora introvabile, traiamo questo testo pubblicato in italiano.

 

Il lavoro insieme a Ben Nicholson

 

II compito dello stampatore rispetto all'incisore è paragonabile a quello di un solista che interpreta un compositore. Chi stampa ha le mani nere di colore e gira con fatica un torchio; chi interpreta fa vibrare le corde di un istrumento; il lavoro dello stampatore di opere d'arte è come quello di un musicista interprete: si immedesima con l'universo dell'artista -trasmette le sue emozioni- e cosciente o no vi introduce qualche variazione. Nel 1965 avevo eseguito alcune modeste prove di acquaforte - che stampavo aiutandomi con un piccolo torchio da rilegatore trovato in un granaio. Andando a comperare inchiostro per la stampa, il venditore mi domandò se conoscessi uno stampatore per uno dei suoi clienti; convinto che non potesse trattarsi che di uno dei cinque «grandi» allora operanti nella nostra regione - Jean Arp, Julius Bissier, Ben Nicholson, Hans Richter e Italo Valenti - affermai d'essere senz'altro in grado soddisfare al suo desiderio. Qualche giorno dopo il commerciante mi portò alcune lastre incise: si trattava di due punte secche di Ben Nicholson! Non possedevo un torchio e non ero del mestiere. Di fretta acquistai alcuni libri sulla tecnica della stampa e mia moglie ordinò per telefono un torchio, senza che neppure avessimo i soldi per pagarlo. Finsi d'essere molto occupato e domandai a Ben Nicholson - che aveva premura - una proroga di un mese, durante il quale tirai centinaia di prove di quelle lastre - riuscii a sortirne alcune buone. Ben Nicholson ne fu soddisfatto e finalmente potei fare la sua conoscenza. Desiderava eseguire una serie di stampe - la punta secca non lo interessava più... mentre fu sedotto dalla tecnica dell'acquaforte e si mise intensamente a incidere.Veniva all'atelier per discutere i formati e poi tracciava le misure con una punta direttamente su delle lastre di rame di due metri. Preferiva una superfice piuttosto grezza, non appositamente preparata, accettando unicamente una lisciatura sommaria quando le lastre fossero state troppo rovinate. Ritagliato il metallo lo ricoprivo con uno strato sottilissimo di vernice d'asfalto su cui Ben Nicholson incideva - lavoro che eseguiva a casa sua mentre l'acidificazione era compito mio nel mio atelier.

Di queste acqueforti tiravo numerose prove - alcune con sottofondi di diverse nuances - e le portavo a Ben Nicholson che in tutta tranquillità decideva quale dovesse servire da modello per il «bon a tirer» che, a differenza di tutti gli altri artisti con i quali lavorai, non firmava volentieri. Non avendo avuto alcuna formazione professionale ero praticamente costretto a improvvisare e ciò portò a delle impressioni alquanto particolari: accadeva per esempio che le tirature fossero eseguite con inchiostrazioni diverse, ciò che ci obbligava a distruggere anche delle serie complete e a riprendere tutta la tiratura con un altro sottofondo. Ben Nicholson trovava gusto a colorare (réhausser) le prove scartate e qualche volta disegnava direttamente sul retro di queste stampe che poi definiva come «worked on» o «mixed media»: così è possibile trovare dei lavori dove l'acquaforte serve da schema di partenza. Questi particolari non sono rappresentati nel nostro libro: si tratta di tavole delle quali non furono tirate che delle prove e che in seguito vennero distrutte. Nel periodo di lavorazione di queste stampe andavo una o più volte alla settimana da Nicholson: a 75 anni - tanti ne aveva allora - lavorava fino a 11 ore al giorno senza permettere che lo si disturbasse. Aveva un bellissimo atelier, spazioso, tranquillo, con una illuminazione d'un concetto molto personale e tale da permettergli - nottetempo - di porre in risalto le strutture dei suoi bassorilievi. Così ebbi modo di seguire l'evoluzione di alcune sue opere: era un procedere lento, riflessivo, critico - qualche volta le tele restavano in cantiere per più di un anno. In occasione delle tirature delle sue acqueforti Ben Nicholson dimostrava una profonda serietà professionale: dopo la firma le lastre di rame venivano rigate, in parte da lui stesso, in parte da me. Poi, per finire, venivano quasi tutte distrutte (tagliate a pezzetti o rese inutilizzabili a colpi di martello).

Già nel 1965 Ben Nicholson mi aveva avvisato che non avrebbe realizzato che poche acqueforti: queste stampe rappresentavano una parentesi nella sua attività, un periodo previsto molto breve. Ciò malgrado lavorammo assieme per 4 anni nel corso dei quali incise più di 100 tavole e nella primavera del 1968 mi dichiarò che la «parentesi» era chiusa; difatti dopo d'allora non incise mai più.

 

(di François Lafranca, nel catalogo generale delle acquaforti di Ben Nicholson)