Carte d'arte on-line (www.cartedarte.it) - 041204

 

Carol Rama di se stessa

 

E' uno scatto iniziale che fa scegliere la propria storia a un pittore, a un letterato, a un artista [...]. Io mi sono trovata per ragioni tragiche e privatissime, ingigantite dalla mia giovane età, a dover lottare contro una società nemica. Ero una ragazza privilegiata e, di colpo, sono precipitata in un vortice di lutti, di povertà, di malattie. Una situazione che si è innestata sul mio lato sentimentale, molto esasperato dal fatto che la mia famiglia amava l'arte, l'opera, e la cantava. Io che avevo solo dodici, quattordici anni, accoglievo le emozioni che mi venivano da questa passione familiare senza capirne i significati, in maniera molto naïve. Per me era come un gioco, il gioco del travestimento. Un gioco che mi permetteva di estraniarmi dalla realtà che mi piaceva molto meno, che mi faceva soffrire.

La stessa cosa mi succedeva con la pittura: ho scoperto che dipingere mi liberava dall’angoscia che provavo per quello che succedeva alla mia famiglia, trasformandola in angoscia per tutto quello che la società indicava genericamente come trasgressione. Non posso negare che questo gioco mi piacesse molto e che lo portavo all'estremo. Sempre. Dovunque fossi. Quando cantavo [...]. Quando dipingevo. Quando frequentavo l'aristocrazia. O l'ambiente dell'ippica. O quello della pittura. Ero fuori. Contro. Mai allineata.

a Rosma Scuteri, 1988


Non ho avuto modelli per il mio dipingere; non ne ho avuto bisogno avendo già quattro o cinque disgrazie in famiglia, sei o sette tragedie d’amore, un malato in casa, mio padre che si è suicidato a 52 anni perché era diventato povero e aveva fatto bancarotta e non aveva più la vita che voleva, io poi, è molto triste, mi sono sentita le sue colpe. Sono tutte cose che mi sono bastate per avere soggetti su cui lavorare...

Non ho avuto maestri pittori, il senso del peccato è il mio maestro.

agli studenti di Corrado Levi alla Facoltà di architettura di Milano, 1981
 


Poi attraverso un grande dolore. Quando avevo dodici anni io vado quasi tutti i giorni in una clinica psichiatrica a trovare una persona, e lì mi nasce una grande felicità perché non ho capito che ero in un ambiente manicomiale e la libertà che trovavo in queste persone con la lingua fuori, le gambe spalancate o accucciate o in qualche modo: qualunque persona era ormai più importante della mia famiglia, ormai avevo abdicato e come rinunciato. Di lì nascono le mie prime opere.

a Corrado Levi, 1993


Un amico di mio padre, un certo Deallegri, mi aveva raccontato che una volta a Parigi una persona bellissima, favolosa, di cui tanti si erano innamorati, che viveva in un bordello, era stata trovata nella Senna mancante di gambe e di braccia. Io direi che, prima il racconto di Deallegri, poi la visione delle camere fantastiche della clinica psichiatrica - specialmente i bagni sotterranei – e un mattatoio fatto dal padre di Mollino a Rivoli, sono stati l’origine delle incisioni Le parche e dei miei quadri ancora d'oggi.

a Corrado Levi, 1993