Carte d'arte on-line (www.cartedarte.it) - 041202

 

Carol Rama, cenno biografico

 

Carol Rama (o più spesso Carolrama), in realtà Olga Carol Rama, è nata nella Torino del 1918 ed ha esposto per la prima volta nel 1945, in una mostra, censurata e subito chiusa, alla galleria Faber. I suoi debutti, alla vita e alla pittura, avvengono dunque alla fine delle guerre mondiali; guardando i suoi lavori, si intuisce come il suo periodo formativo non sia stato certo pacifico nè felice, colpito da vicissitudini familiari drammatiche e scosse tempestose, che proprio l’aiuto della pittura contribuisce a superare: dirà poi “..dipingo prima di tutto per guarirmi...”. E’ la figlia più giovane di Amabile Rama, industriale che fabbrica biciclette e parti d’auto, e di sua moglie Marta Pugliaro.

Comincia a dipingere da adolescente e dal ’40 frequenta Felice Casorati, fino alla sua scomparsa nel ’63. Nel ’46 incontra per la prima volta Edoardo Sanguineti, col quale inizia, insieme a una lunga e permanente amicizia, un intenso scambio intellettuale: di lei, persona e personaggio, dice bene Sanguineti che “rassomiglia molto alla sua pittura nel senso che come accade in tutti i casi autentici, l’artista è stata fatta dal suo lavoro, la sua vita e il suo carattere sono decifrabili dalla sua produzione”.

Nel ’48 è per la prima volta alla Biennale di Venezia, dove torna nel ‘50, ’52, ‘56. Negli anni Cinquanta partecipa al MAC, Movimento Arte Concreta, ed ha contatti con il pittore Italo Cremona. L’anno seguente riceve il Premio Alfa Romeo. Negli anni ’60, assemblando pezzi di materiali abbandonati e di risulta, compone i suoi Bricolages. Nel decennio successivo utilizza invece camere d’aria e copertoni, le gomme sia di biciclette che di auto, memoria infantile dell’attività paterna. Soggiorna a Parigi e New York, dove incontra Man Ray e Andy Warhol.

Di sè e del suo lavoro Carol Rama dice: la realtà che uso è sempre una materia d’uso. E’ vero poi che quando tu vedi un quadro trasponi sempre su di esso un tuo tessuto, una tua storia.

Negli anni ’80, mentre avvia il ritorno alla figura, arriva l’apprezzamento generale della critica e si intensificano gli inviti alle mostre, tra cui quello da parte di Lea Vergine a partecipare alla famosa L’altra metà dell’avanguardia, al Palazzo Reale di Milano. Espone periodicamente in mostre pubbliche e private nella sua città e a Milano, Roma, Mantova, Bologna; nel ’93 è di nuovo invitata alla Biennale di Venezia, nel ’98 allo Stedelijk Museum di Amsterdam e a Boston; della sua opera incisa scrivono Marco Vallora nel ’98 e Dario Trento nel ‘99; nel 2000 Vittoria Coen cura la mostra di Ferrara e nel 2003 la Biennale le assegna il Leone d’oro alla carriera. Nel 2004 ha una mostra alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, ora allestita al Mart di Rovereto.

 

a. q.