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Bologna

Bissier da non perdere

 

Il Museo Morandi di Bologna ospita una mostra temporanea imperdibile da tutti coloro che hanno in qualche modo a cuore l’arte moderna. Pensata e messa in cantiere a suo tempo dall’ex responsabile del Museo, Marilena Pasquali, dopo Zoran Music, Alberto Giacometti e Paul Klee, è ora la volta di Julius Bissier (Freiburg in Breisgau, 1893 - Ascona 1965), artista poco noto in Italia, ma apprezzato da sempre dagli studiosi d'arte e dai collezionisti più raffinati dell'arte del '900.

La rassegna bolognese, curata da Peter Weiermair, direttore della Galleria d'Arte Moderna di Bologna con la collaborazione di Lorenza Selleri, si compone di 83 opere provenienti dalla Kunstsammlung Nordrhein-Westfaien di Dusseldorf, dall'Archivio Bissier di Ascona e dalla Galerie Alice Pauli di Losanna, e traccia tutto l'itinerario di ricerca percorso da Bissier partendo dalle prime esperienze di particolare efficacia riferibili alla Neue Sachlichkeit (1923-1928) - la "Nuova Oggettività" — per poi proporre gli schizzi di viaggio e le chine simboliche (1931-1942), i "Tarnbilder" (1935 -1942), le monotipie (1947-1948), le chine gestuali (1946-1964) e le tempere e gli acquerelli che siglano con risultati di altissimo livello lirico gli ultimi anni della sua vita (1956-1965).

Il mondo originario di Bissier trova interessanti stimoli nella ricchezza espressiva delle civiltà arcaiche e delle tradizioni artistiche extraeuropee, che gli offrono temi, simboli e strumenti per superare i vincoli di una figurazione legata alla tradizione e, nello stesso tempo, contribuiscono alla maturazione di una spiritualità profonda che sarà fondamentale per tutta la sua ricerca.

Lo studio della calligrafia e della gestualità proprie della cultura e della vita orientali costituiscono un passaggio fondamentale della sua crescita culturale e artistica. Attraverso queste acquisizioni e la capacità di integrare il senso della pittura con quello della "grafìa", della scrittura, Bissier giunge ad un linguaggio essenziale che assume come tema fondamentale della sua visione la natura morta, che legge nella sua essenzialità fino a fare di essa un puro strumento di suggestione per un'espressione astratta di grande intensità.

Il massimo sviluppo di questa sua poetica si verifica negli anni che seguono la fine della seconda guerra mondiale, quando l'artista sceglie di vivere nella tranquillità del paesaggio lacustre ticinese e a contatto con alcuni intellettuali che condividono le sue scelte.

Questa prima mostra su Bissier organizzata da un museo italiano costituirà certamente una sorpresa piacevole per tutti gli appassionati d'arte.

L'auspicato approccio a Bissier da parte delle scuole di ogni ordine e grado sarà assecondato anche dagli esperti della sezione didattica del museo che troveranno spunti interessanti nelle sue opere e nel confronto ravvicinato con le opere di Giorgio Morandi esposte nelle sale adiacenti l'esposizione.

Tra le attività collaterali previste si segnala una tavola rotonda dal titolo Progetto di vita e identità artistica: Morandi e Bissier rispetto alla condizione contemporanea, che si terrà il 6 dicembre alle ore 18 nella Cappella Farnese di Palazzo d'Accursio. Interverranno: Renzo Canestrari, Paolo Fabbri, Claudio Parmiggiani, Pedro Riz a Porta - nipote di Bissier - e Peter Weiermair. Moderatore: Paola Giovanardi.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale, introdotto dai testi di Peter Weiermair, Enrico Crispolti, Voikmar Essers e Matthias Barmann, e resterà aperta al pubblico dal 26 ottobre al 31 gennaio.

 

Info: 051 203646

( C.S.)

 

 

Una testimonianza su Bissier, dal testo in catalogo di Enrico Crispolti

 

... La scelta per l'espressione breve, l'episodicità circoscritta di un evento comunque di segno e di forma, orientano il suo lavoro già alla fine degli anni Venti, quando può ragionevolmente dichiarare: "Bisogna rinunciare al vasto mondo, se ci si vuole impadronire di una sua piccolissima parte. Ci si limiti alla più piccola apparenza e si otterranno i risultati massimi" (1929). Ha cominciato con inchiostri di piccolo formato, poi da circa il 1938 ha accresciuto i formati, operando in una vera e propria scrittura pittorica liberamente non-figurativa, segnata da una forte suggestione da parte dell'aspetto più corsivamente gestuale dell'apparato della scrittura estremo-orientale: segni nero di china sul bianco vuoto, sconfinato, del foglio. Ed è un livello d'immediatezza liberatoria di registrazione di umori che corre proprio fino a metà dei Sessanta. E al quale tuttavia dalla fine dei Cinquanta s'affianca un esercizio di scrittura più propriamente pittorica, utilizzando tempera e olio in quelle che una breve monografia apparsa a Monaco nel 1960 definiva "Farbige Miniaturen".

Realizzate fra giugno 1957 e agosto 1959, arricchite dunque del colore (persino prezioso: insinuandovisi anche l'oro), in una scrittura pittorica di grande motilità inventiva, corsiva, ma meno grafica, nel senso di definire nel campo pittorico tracce di forme più che liberi segni...

... la squisita dimensione d'evocatività lirica, direi iconicamente, segnicamente quintessenziata, che caratterizza il lavoro di Bissier accentuatamente nell'ultimo decennio di vita. Un'evocati vita che, pur attraverso la certezza del proprio ininterrotto monologo, vive fascinosamente un'intrinseca sostanziale precarietà corrispondente alla circostanziata motilità reale d'un pur liricamente decantato vissuto di sentimenti, umori, affluenze memoriali, slontanate sensazioni, allusività intenzionali nozionalmente appena embrionali.. Vale a dire che il suo lavoro risulta allora interamente traversato da una motilità fenomenologica del vissuto, le cui ricadute si figurino come tracce sullo schermo memoriale delle piccole, frammentarie, precarie tele: ombre di forme, larvali profili d'oggetti, assieme a volte a enigmatiche isolate lettere alfabetiche. Ma sembra che tutto s'iscriva come su un permanente piano d'appoggio mentale, su una sorta di schermo evocativo; ricorrendovi iterativamente, e pur sempre in nuovi casi e affluenze, in un'interrotta affabulazione immaginativa, che esibisce il discorso interiore quale solo modo di confrontarsi con il mondo, di darsene insomma un plausibile accertamento.

E quell'emblematicità evocativa della ricorrenza oggettuale, quella dedizione ad un ascolto interiore caparbiamente cercato e difeso hanno fatto anche immaginare una possibilità di confronto con il solitario dialogo oggettuale morandiano. Tuttavia alle spalle di Bissier c'è certamente la lezione dell'introspettivita analitica, mentale quanto psicologica, quanto di fisiologia immaginativa della genesi della forma, di Klee. Mentre alle spalle di Morandi c'è una materialità sensitiva liricamente idealizzata, sempre comunque ascendente a una pienezza d'esperienza sensibile d'ascendenza "novecentesca"...

... In particolare le "miniature" sono il patrimonio, spesso strepitoso per intensità lirica, sempre seduttivo per qualità di raffinatissima dizione pittorica, che costituisce l'aspetto di maggiore visibilità e rappresentatività dell'opera di un artista certamente assai singolare, appartato eppure intimamente partecipe del più significativo orientamento di ricerca del proprio tempo, nell'attraversamento d'una condizione di scrittura pittorica tipicamente appunto informale. Vale a dire sostanzialmente impregiudicata, effusivamente evocativa, affidata interamente ai più elementari mezzi d'una grafia di stesura del tutto diretta.